Rassegna dei Documentaristi Siciliani: cosa vi siete persi e cosa non dovete perdere!!!

Si è conclusa con successo la prima giornata di proiezione della "1° Rassegna dei Documentaristi Siciliani" organizzata dal collettivo Frameoff e dal Comune di Noto nella sede del Teatro Comunale "Tina di Lorenzo".

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Si è conclusa con successo la prima giornata di proiezione della “1° Rassegna dei Documentaristi Siciliani” organizzata dal collettivo Frameoff e dal Comune di Noto nella sede del Teatro Comunale “Tina di Lorenzo”.

Due i documentari in proiezione, “Zavorra” di Vincenzo Mineo  e “Many Beautiful Things – Tanti Beddi Cosi” di Aurelio Gambadoro, tante le presenze per quello che può essere considerato un evento unico nel suo genere; lungo il dibattito che ha impegnato un pubblico coinvolto e gli autori delle opere, sorpresi per la bellezza del Teatro Comunale e felici per l’interesse dimostrato da tutti.

All’inaugurazione della rassegna presenti anche gli assessori Francesco Terranova e Cettina Raudino, che hanno dichiarato l’apertura della città verso iniziative che possano creare nuove connessioni tra le varie sponde della Sicilia, favorendo la crescita culturale e sociale del territorio.
La capitale del Barocco diventa promotrice del cinema indipendente, una città d’Arte che valorizza e promuove la cultura che passa dai canali non ufficiali.
Un cinema che vuole risvegliare le coscienze e far riflettere sui valori portanti dell’esistenza di ogni uomo.

Il prossimo appuntamento  sarà Sabato 19 Aprile dalle ore 19:00

Verranno proiettate le opere:

“La linea della palma” di Gaspare Pellegrino e Corrado Fortuna

I Fantasmi Di San Berillo di Edoardo Morabito

Cliccando su questo link troverete l’evento su Facebook e guardare anche i trailers dei prossimi documentari in programma.

Qui invece il pdf del programma.

Cosa vi siete persi la scorsa settimana???

 

 

ZAVORRA di Vincenzo Mineo

Un documentario che spiazza, commuove e fa riflettere.
Zavorra di Vincenzo Mineo è una testimonianza lucida di ciò che la società riserva a se stessa, agli anziani, alla parte debole della comunità.
Un documentario di osservazione girato a Trapani in due istituti geriatrici dell’isola di Zavorra. Si racconta che l’isola si sia formata pian piano dallo scarico e l’accumulo di materiali e detriti da parte dei pescatori.
Zavorra è infatti l’isola di scarico per eccellenza, scarico di cose e di persone.
Zavorra particolareggia il racconto libero di anziani spesso lucidi e consapevoli. Nessuna interferenza, nessuna domanda, è la testimonianza di persone alienate nel loro piccolo mondo, persone che si relazionano solo con gli operatori e qualche familiare che di tanto in tanto passa a trovarli.

Una vecchiaia in isolamento, una solitudine forzata, l’abitudine alla rassegnazione caratterizza le giornate sull’isola e nei vari istituti. Il centro geriatrico diventa quasi un cimitero o un carcere dove la dignità di esseri umani viene persa, nessuna attività ludica, nessun atto d’amore.
Pochi i momenti di distrazione, si torna indietro con la musica degli anni 50 e il momento del ballo negli spazi comuni, un divertimento sporadico per festeggiare qualche ricorrenza, una fisarmonica e sorrisi semplici…e poi c’è il canto, l’unica forma d’arte che resiste alla pazzia, quel canto sempre uguale che a lungo andare racconta di un lento delirio quasi spettrale.

La vita in attesa della morte, quella morte tanto desiderata quando non si è amati più da nessuno, quando nessuno si ricorda di loro nemmeno con una chiamata per gli auguri di compleanno.
La TV sempre accesa sostituisce il dialogo, così come i bambini, allo stesso modo gli anziani vengono piazzati davanti allo schermo per non dare fastidio.
I più fortunati conservano una spinta verso le relazioni, l’amore, la gelosia tra marito e moglie ottantenni, l’attrazione fisica e le questioni di sesso.
C’è invece chi l’amore di una vita lo ritrova nei sogni e si abbandona pian piano al sonno eterno, la morte come unico spiraglio di felicità.
Arrivati alla sera è inevitabile andare a letto, la scena finale è straziante e lenta, lenta come una vita che non passa mai e che prima o tardi arriva al capolinea per tutti, indistintamente.

Ma quanto vale una vita trascorsa così???

 

“Many Beautiful Things – Tanti Beddi Cosi” di Aurelio Gambadoro

Many beautiful things, è la storia di  Vincent Schiavelli, famossissimo attore italo-americano che nasce e cresce in America e che, ad un certo punto della sua vita, progetta di costruire in Sicilia il suo futuro.
La scena si apre e si chiude con una carrellata di splendidi paesaggi siciliani caratterizzati da una natura selvaggia e prepotente, scandita dalla musica di Amadeus Mozart che ne esalta la bellezza.
Il luogo scelto da Vincent Schiavelli è la città di Polizzi Generosa,  Schiavelli torna per cercare le sue radicie i suoi parenti mai conosciuti.
Vincent Schiavelli è una persona semplice, diretta ed attaccata all’essenza della vita.
Rimasto orfano di padre Vincent viene educato dal nonno, siciliano, trapiantato negli States per cercar fortuna, il quale gli insegna tutto quello che c’è da sapere sulla cultura e le tradizioni siciliane; Vincent non parla la lingua italiana, parla la lingua di suo nonno, il Siciliano.

Trasferito a Polizzi Vincent trova l’amore in Catia Vitale, la donna che lo accompagnerà fino alla fine della sua vita.

In Sicilia Vincent trova tutti ciò che ha sempre desiderato, si fa interprete positivo della forza della cultura siciliana, inclusi i vizi e i difetti, riuscendo a riassemblare tutti quegli elementi che erano parte caratterizzante del suo modo di essere.
A Polizzi c’era tutto l’essenziale, l’amore, le materie prime per cucinare le ricette tipiche dei racconti del nonno, ricette impregnate di quella cultura che affonda le sue radici dentro il territorio siciliano e che trova un valore aggiunto univoco nel calore delle persone e della famiglia.

E’ il racconto di un grande attore che ha ridato luce ad un paese quasi dimenticato, Polizzi come il posto più bello del mondo, il paese immaginato, sognato e raccontato, un paese antico e nobile, Polizzi meglio di Los Angeles.

Vincent è una persona socievole e curiosa, in Sicilia va alla ricerca di qualcosa di autentico e di vero, scopre l’arte di Mimmo Cuticchio “Il Puparo” pittore e autore della copertina del suo ultimo libro “Many beautiful things”, crea una compagnia teatrale ed è sempre alla ricerca di spunti creativi.

L’ultimo spettacolo di Vincent Schiavelli è a Polizzi, interpreta “Il risveglio di Don Chisciotte” in uno spettacolo itinerante di 3 giorni con più di 20.000 spettatori.

Vincent come Don Chisciotte è alla ricerca della ragione, nella vita reale Vincent spunta dal nulla lasciando tutti a bocca aperta così come nella finzione Don Chisciotte appare trionfante dalla nebbia
“Non ci sono appuntamenti fissi con la nebbia, la nebbia è un bagno di aria morbida che ti avvolge e purifica”.

La morte di Don Chisciotte è una morte pubblica, il finale dello spettacolo corrisponde al finale della sua vita di Vincent che avverrà qualche mese dopo.

Per Polizzi non era Vincent Schiavelli per Polizzi era Vincenzo, un amico tornato per vivere, portatore di un messaggio di amore e di unione dedicato ai popoli divisi, come il popolo dei siciliani sparsi per il mondo e mai più tornati a casa.

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CREDITS:www.frameoff.it

CircaKiarma
Fondatrice, mente malata e area Nerd de L'Osservatore Bipolare Web Magazine - Comunicatrice - Smanettatrice - Scrive - Spamma - Costruisce siti Internet - dice di essere una Web Editor e Social Media Manager ma la gente non capisce cosa vuol dire e quindi rimane in silenzio.