Danton: un film sulla democrazia ed il terrore.

danton alla ghigliottina danton alla ghigliottina

“Danton” è un film che racconta la rivalità tra i due protagonisti più importanti della Rivoluzione Francese e affronta il paradosso della Libertà come imposizione.

locandina danton

La locandina originale del film (1983)

Di Francesco Migliore

Parigi, primavera del 1794. II anno della Repubblica.
E’ il periodo conosciuto come “Il periodo del Terrore” , periodo  caratterizzato dal predominio politico dei membri del “Comitato di Salute Pubblica” i quali mettono in pratica una serie di attacchi intimidatori  che soffocano il confronto durante le sedute pubbliche.

E’ un momento critico,   la Repubblica Francese sta attraversando un periodo di grande crisi.
Di conseguenza i membri del comitato di salute pubblica pensano di salvare la rivoluzione utilizzando il TERRORE per:  

instaurare la tirannide e proteggere la libertà acquisita.

Questo paradosso è rappresentato dalla scena iniziale del film, dove il bambino deve imparare  a memoria, attraverso metodi autoritari, gli articoli della nuova Costituzione.

Il deputato Danton (Gerard Depardieu) e  Robespierre sono tra i grandi protagonisti della Rivoluzione.
Ma ormai, tra i due si è creata una distanza incolmabile.
Robespierre pensa che è necessario continuare la rivoluzione, Danton, nonostante sia uno dei protagonisti del 10 agosto 1792 ( giorno in cui ci fu la presa delle Tuileries)  pensa che sia arrivato il tempo della pace e della tolleranza.

Danton e Robespierre rappresentano , nell’ottica del regista ,  due modi diversi di guidare la nazione. Robespierre è l’uomo del calcolo politico e di una inflessibile freddezza che lo porta considerare la “felicità del popolo” come un fine da perseguire anche contro la sua stessa volontà, come quando appoggia l’ordine d’arresto dell’amico Camille Demoulins.

Emblematica in questo senso è la frase rivolta ai membri del Comitato di salute pubblica:

Il bene del Paese ci impone di essere più che mai cinici.

Impossibile non scorgere un  vigoroso “realismo” di machiavelliana memoria.

Danton, invece,  rappresenta la passione e  la pretesa che la libertà individuale non è adottabile ad un principio astratto di virtù o ideologia.

Danton cena

Danton (Gerard Depardieu, a destra) e Robespierre (Wojciech Pszoniak, a sinistra).

Le divergenze tra l’uomo del 10 agosto e Robespierre riguardano anche una  distinta interpretazione della  “volontà generale” (secondo la definizione di Rossoue).
Entrambi pensano di incarnare i reali interessi della nazione.

Io sono immortale perché io sono il popolo ed il popolo è con me.

Convinti di essere gli unici depositari della volontà generale si accusano l’un l’altro.

Che ne sai tu del popolo?

rimprovera Danton a Robespierre il quale risponde:

Io mi assumo la difesa del popolo perché nessuno lo difende.

Il richiamo al popolo fa parte della tradizione giacobina.
Wajda non fa di Danton  un eroe, come può erroneamente sembrare;  non vengono infatti taciute le responsabilità del bagno di sangue provocato dalla rivoluzione.
Tuttavia, Danton sembra “vincere” su Robespierre perché intuisce per primo che “non è possibile fare la rivoluzione geometricamente”. 

Centrale in questo senso è la scena della cena tra Danton e Robespierre.
E’ qui che Danton cerca di spiegare ad un irremovibile Robespierre che l’ideologia non potrà garantire la felicità dell’Uomo:

 Tu dimentichi che noi uomini siamo fatti di carne ed ossa!.  

Wajda descrive la Francia del 1794, ma ha in mente la Polonia degli anni 80.
Infatti è impossibile non notare  un riferimento del regista alla situazione politica polacca.
Attraverso la ricostruzione storica di uno dei più noti processi politici della Rivoluzione  francese, viene denunciata l’ingiustizia dei processi sommari dell’URSS.

Robespierre come il  Generale Jaruzelski?

Può essere, anche se il personaggio Danton è lontano anni luce da Lech Walesa, il leader di Solidarnosc.
Il film non è solo  una dura critica alla natura degenerativa dell’ideologia,  ma anche l’affermazione che ogni movimento rivoluzionario che si preannuncia di ristabilire giustizia e libertà, si tramuta, in seguito, nel suo esatto contrario:

La rivoluzione è come Saturno, divora spietatamente i suoi propri figli.  Saremmo obbligati, spinti non so da quale destino a condannare piuttosto che  a perdonare.

La rivoluzione non solo diventa solo uno strumento di conservazione del potere appena acquisito, ma rischia di convertirsi in “dispotismo della maggioranza” (secondo la definizione di Mill).

I Giacobini, radicalizzando le posizioni di Roussoue,  pensavano che la “la volontà generale”  non poteva essere rappresentata.
I membri del Comitato di salute pubblica dovevano essere, riprendendo Lenin,  dei semplici “commissari del popolo”.
Prima di arrivare a questa sorta di democrazia diretta, secondo Robespierre, era necessario un periodo di transizione.
Ma l’aura  della sacralità del potere pervase i “provvisori” possessori del potere stesso, trasformando la rivoluzione nel terrore di massa.



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