Brutus, terrore made in Germany

Brutus La Brutus: un'opera d'arte su quattro ruote.

Brutus: il nome non poteva essere più azzeccato per questa mostruosa e meravigliosa automobile. L’Osservatore Bipolare vi racconta cosa succede mettendo assieme il motore di un aereo, il telaio di un autocarro e una splendida carrozzeria nera come la notte più buia.

Può un’auto essere un’opera d’arte?
Se mi aveste fatto questa domanda qualche tempo fa sicuramente avrei detto di no. Le auto possono essere anche molto belle, ma mancano di una qualità fondamentale che ogni opera d’arte deve possere: l’inutilità.
Un’opera d’arte è per definizione inutile, mentre qualsiasi auto è fatta per essere efficace nel raggiungimento di un obiettivo, che sia portarvi a fare la spesa o girare al Nurburgring in meno di sette minuti non fa differenza.

Brutus

La Brutus: un’opera d’arte su quattro ruote.

Ma, come in ogni cosa, c’è sempre l’eccezione che conferma la regola.
E in questo caso l’eccezione si chiama “Brutus”: non esiste un’auto più bella, più sensazionale, più minacciosa e più inutile di questa.
Già solo avvicinandovi ad essa potrete sentire un brivido corrervi giù per la schiena, mentre i vostro sguardo indugia sugli splendidi dettagli delle valvole, dei bilancieri e delle molle a vista che decorano come un fregio barocco i dodici cilindri di quel capolavoro di meccanica che si trova sotto il cofano.
La carrozzeria in nero opaco sembra assorbire la luce anche in una splendida giornata d’estate, come a ricordarvi che questo mostro viene dall’inferno e che se non la trattate con i guanti è lì che vi spedirà.

Nella Brutus non ci sali come in un’auto normale, ti devi arrampicare dentro e prendere posto dietro il volante grande quanto una pizza maxi. Inserisci la chiave, premi l’interruttore delle pompe della benzina, tiri la leva per la decompressione e solo adesso puoi premere il pulsante per svegliare il mostro.
Ma ci vogliono ancora un paio di secondi: vedi le valvole muoversi lentamente mentre il motore d’avviamento stride con un urlo di dolore.

E poi il boato. La Brutus si sveglia con un boato d’inferno mentre gli scarichi eruttano fiamme. Non è un modo di dire: mentre il motore si assesta sul minimo gli scarichi sputano fiamme lunghe venti centimetri, la terra trema e l’aria si impesta di gas di scarico scuro come la notte.

Brutus motore

Un particolare del motore. E del fuoco dell’inferno che esce dagli scarichi.

Il motore, già, quasi dimenticavo. Quest’auto ha 500 cavalli erogati da un motore di origine BMW che nella sua prima vita serviva a far volare un Heinkel 111, un bombardiere usato dall’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale.
Un motore che montato su un’auto sembra quasi uno scherzo: dodici cilindri, 46000cc (quarantaseimila, non è un errore di battitura) e, come dicevo prima, 500 cavalli. Che erano tanti nel 1925 e sono tanti ancora oggi, anche se non fanno gridare al miracolo.
La trasmissione è a catena, forse la catena più grossa che abbia mai visto, e data la coppia mostruosa i progettisti hanno preferito montarne una per lato.
Ovviamente trovare un telaio che supportasse la potenza e sopratutto il peso di un motore del genere non dov’essere stata una passeggiata.
Ma alla fine la scelta è ricaduta sul telaio di un autocarro dei pompieri datato 1906.

Vedere la Brutus in movimento è un’emozione unica: non esiste al mondo un’auto più maestosa e intimidatoria di questa.
E impegnativa. Basta sfiorare l’acceleratore per innescare un tremendo sovrasterzo di potenza, date anche le dimensioni ridicole dei pneumatici.
Se la cosa vi può interessare sì, lo sterzo è lento e i freni sono presenti solo sull’asse posteriore e non servono a granchè. E’ il consumo è – cifra tonda – 1km/l se ci andate piano col gas.

Ma questa, come dicevo prima, non è un’auto, è un’opera d’arte. Una meravigliosa, grandiosa e terrificante opera d’arte.

Ecco un breve video del nostro amico Jeremy Clarkson che prova a domare la bestia:

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La Brutus oggi si trova dove un oggetto del genere dovrebbe stare: in un museo. Precisamente al “Auto & Technik Museum” nella città di Sinsheim, in Germania. Se vi trovate da quelle parti e non andate a vederla ve ne pentirete per il resto della vostra vita.

PRO Brutus: l’auto più straodinaria mai costuita
CONTRO Brutus: consumicchia un po’, ma chissene

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CircaDr. Bozer
Fondatore de L'Osservatore Bipolare. Ha bussato alla porta della redazione con una birra in mano chiedendo se c'era un bagno. Da allora non se ne è più andato. Si interessa di musica estrema, tecnologia, futurismo, letteratura e cose strane di vario tipo. Ce l'ha col mondo intero. Dicono che non sia del tutto umano e noi ci crediamo.

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